Curaçao tra le bolle

Curaçao è l’isola dai colori abbaglianti, quelli che bucano l’obiettivo, anche sotto il mare! La prima volta che ci siamo immersi, è stata una meravigliosa sorpresa, di quelle che ti lasciano veramente senza fiato: siamo rimasti stregati dal blu! Si, il blu. E qualcuno potrebbe pensare che è ovvio, dato che stavamo facendo immersione, ma non era il solito blu: questo era il vero e proprio blu dell’acqua, così carico, limpido, intenso, deciso, insomma così… blu! Così rilassante, confortante e tranquillizzante, che ti fa esclamare “wow!”. Il blu da cui non toglieresti più lo sguardo se non fosse che, quasi senza accorgercene, venimmo catturati dal viola, un viola magnetico, ipnotico, abbagliante, translucido, irrazionale, incoraggiante, il tipico viola che ti fa venire voglia di abbandonarti alla fantasia e che ci ha spronati a fluttuare in quella magica dimensione! Ed è a quel punto che abbiamo cominciato a guardarci intorno: ci siamo trovati in un mondo fatato, dove grosse spugne ed enormi coralli facevano da padroni e formavano un meraviglioso labirinto dentro il quale eravamo desiderosi di perderci. Le forme erano le più disparate, da funghi a bastoni, da barili a serpenti, da cervelli a cappelli, da ventagli ad alberi di natale in miniatura!
Ciò detto apparirà chiaro anche ai non subacquei che la nostra prima immersione avvenne in uno dei più bei siti di Curaçao: “Alice in Wonderland”. Entrammo in acqua calandoci direttamente dal pontile del Diving: questo sito è infatti a poche bracciate di nuoto da Playa Kalki, la spiaggia da cui accedevamo direttamente dal nostro resort e sulla quale si trova il Go West Diving (“Kalki” in papimiento significa “calcare” e si riferisce alle scogliere calcaree presenti nella zona). L’altra cosa che ci entusiasmò è che una volta consegnateci le bombole ci indicarono semplicemente il punto d’ingresso: non ci era mai capitato e scoprimmo che qui, così come in altre parti dei Caraibi e come ci è successo anche alle Maldive, è possibile immergersi da soli.

Mentre esploravamo questo posto magico, in men che non si dica, fummo circondati da pesci di barriera di ogni tipo e ci imbattemmo in una quantità indefinibile di pesci leone, un pesce estremamente affascinante per le sue striature marroni e bianche, i suoi occhi sporgenti, per l’avere lunghe pinne distese a raggiera intorno al corpo ed aculei veleniferi.
Scoprimmo poi che questi pesci ai Caraibi sono infestanti. Il pesce leone è infatti originario dell’oceano Pacifico, in particolare del sud-est asiatico, e non si sa ancora in che modo sia giunto nel Mar dei Caraibi; secondo alcuni bisogna risalire all’uragano Andrew, quando si sarebbe verificata, in Florida, la rottura di acquari contenenti pesci esotici. Attualmente nei Caraibi sono in atto programmi di controllo dello sviluppo della popolazione dei pesci leone e ci sono associazioni che organizzano vere e proprie battute di caccia e pubblicano indicazioni su come pulire e cucinare questo tanto invadente quanto prelibato pesce: il cuoco colombiano Jorge Rausche difinisce la sua carne “tra le più squisite al mondo, forse la migliore in assoluto”! Ma noi non l’abbiamo assaggiata….

Le nostre avventure sottomarine continuarono alla scoperta di campi di coralli duri e molli alternati a distese di spugne giganti, in parchi giochi per la vita marina che pullulavano di banchi di pesci, pesci di barriera, tartarughe e murene, per non parlare dei gamberetti pulitori! Come noto, tra queste intriganti creature e i pesci si è instaurato un legame di mutua assistenza: i pesci non mangiano i piccoli crostacei e si fanno pazientemente ripulire da parassiti e da eventuali tessuti morti o danneggiati, rimanendo così in perfetta salute, e lo scrupoloso crostaceo trova cibo in abbondanza.
Abbiamo visto in particolare due specie di gamberetti: il gamberetto di Pederson e il gamberetto pugile. Il primo ha un corpo trasparente con sfumature blu-violacee e lunghe antenne bianche, e ha l’abitudine di entrare in simbiosi con alcune tipologie di anemoni sfruttandone la protezione dei tentacoli urticanti e fornendogli in cambio cibo proveniente dai pesci che pulisce.
Il gamberetto pugile, più grosso del precedente, solitamente vive in bui anfratti della barriera, ha un’elegante livrea bianca attraversata da bande rosso-viola e tre paia di chele, di cui il paio più esterno notevolmente sovradimensionato rispetto alle altre che gli conferisce la posizione di “pugile” da cui il nome.
Frequentemente insieme al gamberetto di Pederson e agli anemoni di mare vive il granchio freccia, un simpatico artropode con il corpo triangolare, il muso lungo e appuntito e otto lunghissime zampette sottili simili a quelle di un ragno. E’ un animale notturno, che durante il giorno tende a nascondersi sotto sporgenze, gorgonie o spugne e, nonostante sia molto territoriale non si sente minacciato dalla presenza umana e si lascia facilmente avvicinare dai subacquei.

Non ci siamo fatti mancare le immersioni sui relitti.
Il primo è stato “Elvin’s plane wreck”, un aereo Fokker Fairchild 27 che un tempo faceva la spola tra le isole delle Antille Olandesi (Aruba, Bonaire e Curaçao). Dopo anni di onorato servizio venne pensionato in un hangar dell’aeroporto di Curaçao per essere donato nel 2006 dai Vigili del Fuoco al Go West Diving: venne così creato un nuovo sito di immersione in onore di Elvin, appassionato subacqueo, cugino del proprietario del Go West Diving e co-fondatore dello stesso. Sfortunatamente la tempesta tropicale Omar che colpì questa zona nel 2008 lo demolì sul fondo del mare trasformandolo in rottami di alluminio che sono attualmente sparsi sul pianoro sabbioso circostante.
L’altro è il relitto della Catherine, nel sito di immersione denominato “Black sand wreck” o “Boca Santu Pretu” in riferimento al colore della sabbia di questa spiaggia che, a differenza della altre dell’isola, è nera (“santu pretu” in papimiento significa “sabbia nera”). La nave è divisa in due tronconi, adagiata sul fondale sabbioso con la chiglia rivolta verso la superficie e incrostata da spugne e coralli cervello; procedendo lungo il fondale si arriva nella parte nord del sito di immersione denominato “Mushroom forest”: spettacolare!
In prossimità del relitto la nostra curiosità è stata stimolata da una piramide: avvicinandoci siamo rimasti sorpresi, ed inizialmente increduli, dallo scorgere non solo un nome, un cognome e una dedica ma anche un tempo di vita troppo breve. Dopo accurate ricerche siamo riusciti a sapere che qui sono state riposte le ceneri di Antonella Victoria, la figlia di Henry Obersi, morta all’età di tre anni di leucemia. Henry Obersi, detto “June”, è conosciuto dalla gente di Curaçao come l’eccentrico Captain Goodlife che gestisce il ristorante di famiglia ed organizza tour in barca, chiamata Antonella in onore di sua figlia.

Se ora volete farvi un giro sott’acqua vi aspettiamo sul nosto canale YouTube con tutti i limiti della nostra primordiale attrezzatura di allora: 

https://www.youtube.com/watch?v=LbJS1mHPlGk&feature=youtu.be

Un particolare ringraziamento per le preziose informazioni che ci hanno fornito sulla storia di Antonella Victoria Obersi a Catherine e a Dominique:

https://dreamwrecks.com/

4 thoughts on “Curaçao tra le bolle

  1. Bellissime foto👌

    1. Grazie! E’ stato un faticoso lavoro di squadra ma ne è valsa la pena!

      1. Quando si fa un bel lavoro la fatica viene sempre ripagata.
        Complimenti ancora, continuate cosi👌😉

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